mercoledì 16 novembre 2016

In luogo pubblico


Ivan Alifan mi piace in linea generale, quindi facendomi un pochino di cazzi suoi su instagram ho trovato questa foto che me lo fa piacere ancora di più.
Ho letto dei commenti che lo disprezzano, ma dipingere in luogo pubblico non è un atto osceno, o si? Probabilmente la risposta non cambierebbe di una virgola la mia opinione in merito, quindi sì, mi piace.

martedì 15 novembre 2016

Come non si cambia


Cercando una ricetta che una volta sapevo a memoria ho aperto una vecchia agenda e mi sono stupita di vedere tutti quegli impegni e tutti quei commenti. Mi ricordo che non ero particolarmente felice, in quel periodo e come sempre, eppure, fingendo di vedermi dall'esterno, non ero affatto sola e anche adesso, non sono affatto sola.
Quanto siamo stupidi noi esseri umani oppure quanto sono stupida giusto io?
A quel che vedo la voglia di cazzo non è l'unica cosa che non cambia, in me.

mercoledì 9 novembre 2016

Chiamami

Lo chiamo? Non lo chiamo?
Se lo chiamo penserà che io lo voglia, e lo voglio infatti, se no che lo chiamerei a fare?
Ma non lo chiamo, così che pensi che non lo voglio, che è falso, falsissimo.
Voglio che mi chiami lui, ecco. E non lo sta facendo.
Siamo stati insieme due incasinatissime volte,  finali di serata alcolici e fluidi, in cui abbiamo chiacchierato mescolando baci, soprattutto baci, e la seconda volta mi ha dichiarato intenzioni serie nei miei confronti, con mio plateale sconcerto.
Nuda ad eccezione delle calze, a casa mia, mi sento fare una proposta d’amore da un, diciamolo, ubriaco semisconosciuto che incontro in giro e magari mi porto a casa ma magari no.
Scusa se non ti prendo sul serio.
Mi dice allora che stare con una come, mi dice con una troia come te, me deve essere un inferno di gelosia che non sarebbe facile gestire. Ah, ecco, torniamo nei ranghi del reale.
Che poi sono ubriaca anche io,  non è che posso essere razionale sempre e capire tutto al volo, ma preferisco pensare che lui sia più fuori di me e che parli dettato da quel che ha bevuto, qualunque cosa gli venga in mente di dire.
E voglio che mi chiami, voglio più corteggiamento, voglio che insista e che mi ecciti.
Gli ho detto che è talmente improponibile che non voglio che nessuno sappia quel che è successo per ben due volte, gli ho riso in faccia quando ha detto che in fondo mi piace.
E voglio che mi chiami.
Venerdì ci incontriamo in mezzo ad una folla di gente, in un locale un po’ troppo grosso e rumoroso e lui allunga una mano verso di me, in basso che non lo veda nessuno, immagino lo vedano tutti. Lui con i suoi amici ed io con un’amica.
Resto indietro e dico Ciao a tutti comprendendolo nei tutti, ma lui mi tira a sé e mi bacia le guance con fare amichevole, normale, formalità da venerdì sera, e con quella sua mano che voglio mi scivola su un fianco e mi stringe con intenzione.
E adesso ci penso, ci ripenso, programmo quando vederlo per caso e come ignorarlo ancora.
Non mi piace lui in particolare, mi piace la situazione in cui mi sono messa, e credo che se accettassi una cosa più canonica perderei tutta questa eccitazione.
E voglio che mi chiami.
Ma non chiamarmi, ti prego, fammi sognarti ancora un po’.
Credo che stasera ci vedremo casualmente.



lunedì 31 ottobre 2016

Una gita.


Mi contatta perché dice di aver avuto il mio numero da qualcuno che mi consiglia caldamente, e già qui qualcosa sembra non tornare, ma io, che non mi faccio impressionare così facilmente, decido che va bene. Facciamo una specie di ridicolo colloquio via skype in cui si parla del più e del meno e in cui capisco che Sportivo uomo d’affari, di ottima famiglia milanese, quasi cinquantenne probabilmente appena separato, cerca donna di rappresentanza plausibile che lo accompagni ad un’importante, secondo lui e magari anche secondo qualcun altro ma non saprei, evento.
Due giorni, gli serve un’accompagnatrice e quando mi dice che ha sentito dire che io sarei all’altezza e oltre mi viene spontaneo chiedermi se per accompagnatrice intenda puttana. Non  mi sento di chiederlo anche a lui in questi termini, ma sapere di dover passare una giornata con lui mi pare ragionevole, è la notte che non mi è chiara. Notte in albergo e partenza in tarda mattinata, non  credo pranzo al sacco ma non lo escluderei, data la scarsità di informazioni che sono riuscita a raccogliere.
-E per quanto riguarda il pernottamento? Quali sono le tue aspettative nei miei confronti?- chiedo.
Ma lui, padrone di sé e non di me, mi rassicura che no, il sesso non è compreso nelle mie mansioni, gli servo semplicemente per non andare da solo e gli serve una donna che sia credibile, che sembri vera.
Ride come se gli avessi chiesto veramente una cazzata.
Ah va bene, facile.
Chiaramente il mio cervello continua a chiedersi insistentemente cosa devo mettere per sembrare oltre che vera anche il meno possibile fuori luogo.
Scelgo un’ampia gonna e una canottiera in seta nera con sopra una maglia corta di un materiale strutturato, azzurra. Mi sembra di essere elegante in modo molto milanese per il pomeriggio fuori città. Sono terrorizzata di non andare bene e so che è un terrore superficialissimo, ma quando devi rappresentare qualcuno che non sei tu credo sia giusto pensarci almeno un paio di volte. Lui che non conosco non mi spaventa affatto, decidiamo l’orario in cui mi passerà a prendere e mi sembra decisamente di andare in gita.
In macchina un po’ chiacchieriamo e un po’ lui risponde a telefonate lunghissime e di uomini. Non credo nemmeno per un attimo che sia gay, purtroppo.
Essendo partiti in largo anticipo ci fermiamo a bere qualcosa in un posto brutto che ha scelto accostando la macchina e chiedendo consiglio a tripadvisor, comincio a capire com’è che paga una per andare in gita con lui, ma è in questa bettola che accade il peggio. Esce fuori che lo odio, lui e le sue piccinerie, il suo attaccamento ai soldi, al sotterfugio, e mi auguro sinceramente che i suoi figli, di cui mi parla e per cui scatta il mio odio per le sue riflessioni e posizioni peggio che borghesi, lo deludano in tutto e per tutto. Solo così saprei che la sua educazione non li ha rovinati.
È un essere veramente piccolo e stupido, e io sono un essere vestito bene, non accetto critiche da questo coglione. Dall’età dei figli capisco che deve essere più vecchio di quanto non abbia dichiarato e di quanto comunque non sembri. La bambina è maggiorenne, seppure di poco.
Il pomeriggio è piacevole specialmente quando parlo con altri, riesco ad avere una conversazione illuminante con il manutentore del posto in cui siamo, che deve essere la persona più interessante presente al convitto. Per un attimo mi dispiace non poterlo rivedere mai più, ma non mi sembra il caso di far partire una storia d’amore così, peccato.
Lui mi cerca le mani e mi riempie di attenzioni fisiche che devo accettare, fa parte della pantomima decisa in partenza e sono docile e carina e forse anche devota e affettuosa. Visto il mio comportamento con il manutentore mi dichiaro addirittura fedele.
Quando è il momento prendiamo la macchina e andiamo nell’albergo che lui ha prenotato, suppongo sotto rigido suggerimento di tripadvisor, scarichiamo i bagagli che sono leggeri e ci facciamo mostrare la camera, è tutto fin troppo bello, i mobili e i quadri, il giardino interno, è tutto veramente di ottima qualità, grazie a tripadvisor.
Usiamo il bagno a turno e non batto ciglio nel vedere il nostro letto, non mi aspettavo nulla di diverso.
Voglio solo vedere adesso come ne usciamo.
La sua valigia è più brutta della mia e il suo pigiama fa ridere, povero ragazzo invecchiato.
Mi infilo a letto e mi cerca subito vicino a lui, subito.
No, povero ragazzo invecchiato, direi proprio di no.
Ma solo qualche contatto affettuoso.
Ma tu pensi che io sia scema.
Capisce l’antifona e spente le luci provo a dormire, e penso sinceramente a cosa dovrei fare, nella mia situazione. Sono lì che ci penso quando letteralmente mi gira e mi infila la lingua in bocca, mio dio che schifo, ha un modo di muoverla avanti e indietro che mi fa rabbrividire e devo fermarlo, per favore, no.
Altri dieci minuti di pace e sento che cerca di alzarmi il vestitino che ho deciso di usare come camicia da notte, che devo fare? Fingo di dormire sperando che la mia immobilità lo fermi, ma figuriamoci se lo ferma, sento che cerca di arrivare dentro alle mie mutande e, sempre fingendo di dormire, mi giro per rendermi meno accessibile, sospira e mi dà cinque minuti di tregua prima di abbassarmi, con dolcezza, come se fosse possibile molestarmi mentre dormo senza svegliarmi, le mutande sul culo. In un movimento da contorsionista mi mette il cazzo, duro e sottile, in mano. Sento che è umido e non so ancora decidermi su cosa sia più semplice fare, fingermi morta non è abbastanza e comincio ad aver paura che questo me lo infili dentro senza preservativo e senza avvertirmi.
Quando inizia a toccarmi mi trova bagnata, che cosa posso farci se mi eccita tutto, tra cui stare a letto al buio con uno sconosciuto che cerca di scoparmi nonostante io non voglia e nonostante finga di dormire, immobile come se fossi narcotizzata mentre invece sono più che sveglia, sono vigile e attenta. Decido che è il momento di prendere una posizione e mi allontano da lui senza dire una parola, basta, smettila, mi sto accorgendo di quel che fai.
Si incazza, avermi infilato le dita nella fica così bagnata lo ha fatto cantare vittoria, eh, l’accidia è un peccato capitale e non avrei dovuto farglielo fare, lo so.
Mentre sto buona buona che mi convinco che sia finita mi sale sopra di botto, sento le sue gambe che mi bloccano le braccia e sento che sta cercando di forzarmelo in bocca.
Penso che sono obbligata a dire che ok, va bene, deve finire e tiro fuori la lingua per fargli una carezza consenziente ma il suo sapore è così orribile, il suo cazzo bagnaticcio mi fa ribrezzo, serro di nuovo le labbra e lui mi sborra in faccia tenendomi ferma, urla mentre viene, mi fa veramente schifo in tutto e per tutto e gli dico con tono affabile che spero che la sua bambina incontri sempre  uomini come il padre, che quando la molestano almeno stanno attenti a non metterla incinta, gentiluomini puri, che sanno come trattare una donna.
Ma lui è felice e contento e si addormenta.
Mi chiedo come si dorma dopo che una troia ti ha detto di no. Mi chiedo come ci si svegli con una che non vede l’ora che tu scompaia dalla sua vita.
Poveraccio.

domenica 30 ottobre 2016

Peter Fendi.

1910, attribuita a Peter Fendi.

Bright lights.


Sembra proprio che questo film del '25 non vi siano notizie, a parte che è del '25, che è diretto da Robert Z. Leonard e che non se ne hanno notizie. Perso.
Un fotogramma qua e là, e io necessiterei tanto di vederlo.
Ma non si può.
Il mondo è crudele, crudelissimo.

La trama sembra discretamente banale, un ragazzo di campagna incontra una donna di città, nello specifico una ballerina di Broadway stanca dei lustrini a cui si è abituata, e si finge uomo di mondo con risultati ridicoli, poi, tornato in sé, la conquista.
Come legare a questa storia il fotogramma sopra non lo so. Magari è la parte di cui la ballerina è stufa marcia, ma a me piace così tanto, dannazione.
Immaginarlo muto, poi, me lo riempie ancora di più fascino.